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#7 Data Trash

STORIE STUPEFACENTI #4

di Miki Hollywood

MARZO 1997

Dove il chirurgo plastico fallito Mad Harry viene istruito dalla chitarra parlante e si appresta a costruire la donna perfetta per conto dei King.

 

Durante la guerra lavorai per il comando tenda al centro del campo verde scuro finestrelle in plastica spesso senza generatori. Capisci cosa vuol dire lavorare al buio, vero? le bombe che ti cadono a meno di cinquecento metri in linea d'aria un negro marine che grida l'inferno in attesa dell'amputazione. Un vecchio ebreo con freddi grigi occhi grigi da pesce entra nella tenda fa il saluto e tutti si fermano persino quelli in preda a crisi convulsive.

- Posa quel dannato bisturi Harry, quello è il capitano. (una bomba cade a poca distanza facendo tremare i trespoli per le flebo)

- Ho una fottuta cistifellea che mi spurga, John, non è il caso. Merda, ci sta lasciando. Il soldato se ne sta andando.

- Sembra che il giovanotto qua sia troppo impegnato con quella stupida cistifellea per salutare il suo capitano . (uno schizzo di sangue gli macchia i galloni, schiaffeggia Harry ed esce dalla tenda in un silenzio di tomba)

Mi spedirono a ricucire facce agli sfregiati, il che poi fu la mia fortuna visto che a guerra finita mi specializzai e aprii una clinica di chirurgia plastica per signore della buona società giovani rampolle attricette bionde giù a Hollywood, davvero un buon affare.

- Dio, Harry, queste si che le chiamo un bel paio di tette. Ora avvicina quel cazzo duro e ti farò vedere quanto riconoscenti sappiamo essere.

La piccola Karen la conobbi a Washington lei bella figlia dei fiori io specializzando in plastica a ritirare medaglie al valore e strette di mano, finì che la sua cricca di finocchi in fiore mi sputò in faccia e facemmo conoscenza carnale, io e i miei commilitoni sì insomma come dire la inchiavardammo per bene contro sua volontà, vale a dire finì che la stuprai. Per vendetta, voglio dire non ci vedevo più dopo quegli sputi e i dannati insulti che mi piovevano addosso. In seguito diventammo buoni amici tè caldo e biscotti bambini che si rincorrono per casa due famiglie in sintonia io mia moglie (riposi in pace) Karen e il suo marito improbabile George.

- Beh, George, noto con piacere che lavoriamo nello stesso campo.

- Ohhhh, sì. Eh eh.

- In definitiva si tratta sempre di squartare delle vacche.

- Ohhhh, sì. Eh eh.

Inutile aggiungere delle nostre hurumph scappatelle intendo io e Karen dopotutto sono stata io a rimetterla in sesto dopo l'incidente di Washington, vale a dire liposuzioni e imbottiture tutto spesato dal sottoscritto sai com'è, quando ti coglie la freccia dell'amore.

I casini con la clinica, non che ne voglia dire più di tanto, arrivano quando mi trasferisco infermiere e tutto a Las Vegas credo per stare più vicino a Karen puoi immaginarti le donne che mi passano sotto i ferri tutta una storia di mani mafiose vogliose di tastare qualcosa di più uhm sodo sulle loro mogli quarantenni. Oddio, un errore bisogna sempre metterlo in conto voglio dire in vent'anni di carriera assicurazioni e responsabilità tutto in regola. Finisce che a mia moglie capita di fare un giretto nel deserto su di una cadillac nera e di vedersi esplodere una tetta, giusto quello che era successo il mese prima alla mia onorevole cliente moglie di un onorevole paisano. Seguono complicazioni lunga degenza e morte di Ann dopo sofferenze spropositate pianti lascia due gemelle al sottoscritto una clinica sotto inchiesta per norme igieniche non rispettate un dannato allucinante affare di tette pompate con troppo silicone. Radiato dall'albo con disonore e il benservito di tutti i casinò del Nevada mi capita una sera di camminare sbronzo per la strip vedo l'onorevole paisano a braccetto dell'onorevole cliente le sue tette tutto a posto rifatto dalla concorrenza, immagino che il bisturi fosse rimasto nella mia tasca per caso.

- Tu lurida bagassia vieni qua mi riprendo la mia dannata tetta.

Sei anni per aggressione e lesioni gravi alla moglie del boss, giusto davanti al suo dannato casinò. Risultato: esco dal carcere due anni fa a culo stretto giro la California e il Nevada da un motel all'altro praticando luridi tatuaggi sottobanco ai raduni dei bikers sempre pronto a filare via alla vista di un paio di occhiali neri e basette oltre il limite. Un inferno di birra scadente e televisori mal sintonizzati lenzuola lavate ad acqua materassi sfondati bagasce dalle tette molli cui non ero più abituato dai tempi del Vietnam. Con Karen non avevo più il coraggio di farmi sentire per via della mia situazione di merda capisci tutto sommato credo di amarla ancora questa storia dell'operazione me la farà amare ancora di più, intendo la fiducia che mi dà sono sempre otto anni che non tocco un bisturi che non opero. Voglio dire, è un bel miglioramento in un due stelle con pay tv a parlare con una chitarra.

- Perfetto. Mai ricucito un cervello. Ma con questa cassetta e l'aiuto di una intelligenza aliena, immagino sia possibile sì. No, non amo le domande. Per questo non te ne faccio nè mi aspetto che tu ne faccia a me, capisci quello che voglio dire vero? Quello che adoro sono queste cassette Chirurgia dal Vivo del professor Carmichael, piccola Karen non le trovi adorabili, intendo tutti quegli intestini da sezionare in moviola dio quasi come tornare nella mia amata clinica, o nel mio amato Vietnam, che dir si voglia. A quando il lieto evento allora a quando il lieto evento? (si infila un paio di guanti da chirurgo e cerca freneticamente il suo bisturi per la stanza del motel).

- Io...ti devo lasciare ora, Harry. Sarà un piacere essere operata ancora da te, davvero. Solo alcuni piccoli ritocchi, manca ancora della materia prima sai...

- Capisco. Capisco cosa vuoi dire. Beh, aspetterò comodo comodo davanti a questo doppio bypass dell'88, clinica di Bel Air, intendo il miglior intervento dell'anno, premio al miglior intervento dell'anno, gran roba...

 

George King, un tipo semplice camice bianco da macellaio beretto bianco schizzi di sangue e odore di carne morta, saluta sempre i clienti quel tipo ha una moglie che guadagna dieci volte lui e non fa una piega. Stesso ramo, entrate diverse. Staccano tuttie due alle sei e si alzano presto al mattino lavorano sodo per il loro unico figliolo Tim il Lungo, mai visto un ragazzino così alto e nemmeno gioca a basket. La domenica li vedi fuori dalla chiesa battista loro due vestiti della domenica con uno straccione maglietta strappata all'altezza delle spalle jeans sporchi tre taglie più larghi piedi che strascicano sul selciato scarpe da ginnastica puzzolenti il loro piccolo tesoro di sei piedi lo scambieresti tranquillamente per uno di quei mendicanti del dopo messa se non li seguisse così da vicino.

- Qualcosa non va signori King?

- Cosa Bob?

- Intendo questo giovane vi sta dando fastidio, George?

- Quale giovane? Oh merda Bob, ti sei bevuto il cervello o cosa? Questo è Tim, cazzo, nostro figlio.

- Oh ehm ecco immagino ci sia stato un equivoco...

- E' la moda Bob...voi agenti dovreste saperlo che oggi si vestono tutti così.

- Per l'inferno se lo so...ma il piccolo Tim è diventato così lungo che quasi non lo riconoscevo e...

- E' tutto a posto Bob, tutto a posto. (a parte) Cazzo, questi sbirri si sono davvero bevuti il cervello a furia di stare fuori col sole che gli picchia in testa.

- Hehem, bel look, Tim. Davvero grande, come quei tizi che cantano alla televisione. Come va il tuo gruppetto, eh? Lo sai che anch'io alla tua età...

 

L'immagine sgranata di una videocamera vhs. I volti sovraesposti e traballanti dei coniugi King seduti sul divano di casa, la signora in grembiule verde dell'ospedale, il signore in camicione bianco da macellaio. Tutti e due presentano evidenti tracce di sangue sui vestiti e sulla faccia. George sta giocherellando con un coltellaccio insanguinato mentre parla all'obiettivo. Espressioni rilassate.

Geroge King: Per noi è importante che abbia gli occhi azzuri. Su questo non transigiamo, vero cara? E' la dolcezza la calma che sanno darti. Oh, io lo so! (si gira a guardare gli occhi di sua moglie) Non potrebbe avere occhi scuri, assolutamente no. Troppo banali. Tristi.

Karen King: Sandra era la sua fidanzata.

George King: Già. Beh, forse è meglio così, voglio dire i ricordi non guastano mai. E quando guardi negli occhi una persona queste cose vengono fuori. Far scintille, capite cosa voglio dire.

Karen King: Sarà un grande amore, Timmy se lo merita.

George King: E' un ragazzo d'oro sapete. E non intendo a scuola, quella è una cosa che a noi King non è mai andata giù. Intendo nella vita. Professori, mpf. Quella è invidia bella e buona, sapete anche voi come vanno certe cose. Tim noi lo conosciamo bene, ci mancherebbe. E' un ragazzo un po' timido. Potrebbe uscire con le ragazze più belle di Caliente.

Karen King: Anche con Tina Body, la modella che ti sei fatto alla festa dei Duville. (sorride)

George King: L'unica volta che ho tradito Karen. (sorride) L'unica volta che ti ho tradito, amore. Era così stupendamente giovane, così anoressica e bianca. Una sera Karen me lo ha detto chiaro e tondo.

Karen King: Tim merita la ragazza perfetta.

George King: E se non la trova lui gliela troveremo noi due. E' così che è iniziata la ricerca. L'unica cosa che ci interessa veramente è far felice nostro figlio sapete farlo studiare in una di quelle università del nord-est trovargli una moglie fantastica dargli una bella casa trovargli un bel lavoro comprargli un grosso cane da guardia guardargli i figli nel weekend e i pesciolini durante le vacanze giocare a tennis con lui giù al circolo comprare tre loculi uno vicino all'altro quello che tutti vorrebbero dare ai propri figli insomma.

Karen King: Sì.

George King: Con stasera la ricerca è giunta al termine, vero cara?

Karen King: Sì.

George King: Completo, sapete. Tutto esaurito, eh eh. Teniamo tutto in cantina. Giù abbiamo la cella frigorifera sapete, le gambe di Rose, il culetto di Shanna Body, le meravigliose tette di Kitty Label (gli cade il coltello per terra, Karen si spaventa e si porta una mano al cuore) Ops, scusate...le tette della Label, davvero il più bel paio di cuscini che abbia mai visto, le labbra di quella puttanella messicana, ora non ricordo il nome, com'era cara?

Karen King: Martina mi sembra.

George King: Le labbra di Martina...tutto quanto insomma sapete tutto il necessario per dargli una sposa perfetta. Se tutto procede per il verso giusto sarà il suo regalo di compleanno. Già me lo vedo, felice come un bambino alla vista della macchina nuova, si siede al posto del guidatore e si trova al fianco una bambola perfetta e intelligente quanto sua madre.

Karen King: Proprio come me.

George King: E' tutto merito di Karen in effetti. Lei conosce degli alieni intelligentissimi sapete. Sulle prime anch'io pensavo stesse scherzando, invece porca puttana è tutto vero. Merda, scusa cara. Vuoi che rifacciamo?

Karen King: Continua pure George.

George: Degli alieni che sanno come ricucire tutti i pezzi e infilarci dentro un cervello. Loro ci aiuteranno. Sì beh, io sono soo un macellaio, ma una mano la posso anche dare. Comunque Karen ha tutte le attrezzature, le ha prese dall'ospedale. E poi c'è Mad Harry. Quel ragazzo ha talento da vendere sapete. Era il miglior chirurgo plastico dello stato prima dei casini con la mafia. Karen lo ha scovato in un alberghetto di tossici, che spreco. Ora sta studiando insieme agli alieni, sapete gli insegnano tutto quanto quello che dovrà fare coi nostri pezzi. Ovviamente la parte più delicata sarà il cervello.

Karen King: Naturale.

George King: Infilare il cervello dentro quella bambolona sarà un bel casino, lo sappiamo tutti quanti. Ma sono rischi che vanno affrontati sapete, cosa non fareste per un figlio, hmm?

Silenzio. Karen si avvicina all'obiettivo, il suo viso si deforma leggermente mentre allunga un braccio dietro la camera.

Karen King: Ovviamente il cervello sarà il mio.

Nebbia.

 

La scena è un giardino buio. Una giovane ragazza con un vestito corto si avvicina alla porta d'ingresso di una villetta a due piani e suona il campanello. La ragazza si lecca le labbra lucide. La ragazza è uno schianto.

La scena è l'interno di una villetta. Una coppia di adulti si avvicina alla porta di ingresso. L'uomo è in ciabatte sigaro odore di carne morta attorno a lui mentre apre alla ragazza-schianto leccalabbra. La donna è sorrisi teneri cara come stai un po' di tempo che non ci vediamo questo maledetto lavoro all'ospedale nemmeno riesco a conoscere la ragazza di mio figlio sorrisi strizzate d'occhio proprio una bella ragazza due occhi favolosi.

- Beh cara sei in leggero anticipo. Sai lo spettacolo inizia solo dopo le nove e tutta la pubblicità che ci metteranno davanti. Scusa il uhm desabillè ecco. Sandra vero? Io sono George King.

- Nessun problema signor King. Allora dov'è il piccolo?

- Oh, Tim è fuori con i ragazzi del gruppo, prove penso che abbia detto.

- Intendevo il piccolo...

- Oh giusto! Il bambino. Nostro nipote. Un ragazzino veramente adorabile, ama le belle ragazze come te sai? Non sembra ma sin da piccoli...beh vieni di là che te lo facciamo conoscere. Caro?

- Arrivo cara. Un attimo in cucina a prendere...ecco la signorina desisera qualcosa da bere?

- Una coca andrà benissimo. E' la mia prima volta da baby sitter, spero non sia un bambino agitato, signora King. Signora King?

Gli occhi di Karen sono compassionevoli azzurri, le sopraciglia formano un arco sottile.

Gli occhi di Sandra sono interrogativi azzurro chiaro, scrutano la stanza senza trovare quel che cercano.

Gli occhi di George King sono rabbiosi determinati nocciola scuro, le sopraciglia ispide bagnate di sudore.

Gli occhi di Sandra spaesati azzurro chiaro si spostano in basso e sbalordiscono.

La mano destra di George King dita spesse attorno al manico di un coltellaccio da cucina che brilla in leggero movimento.

Gli occhi di Karen severi azzurri mezzi chiusi sembrano fare un cenno di assenso, legero tic sposta in su un sopraciglio.

La mano destra di Karen ferma bianca immobile sulla sua coscia.

La mano di Sandra pulita senza anelli trema frenetica.

Gli occhi di Sandra azzurro chiaro tremano paura si muovono veloci rapidi movimenti destra sinistra destra, poi basso alto basso.

La mano destra di George King si muove il polso la lama del coltello struscia avanti indietro sui pantaloni i lrumore del filo della lama che gratta la stoffa.

Gli occhi di George King immobili nocciola scuro in attesa di un segnale solo un rapidissimo movimento a sinistra e ritorno a controllare la ragazza.

Gli occhi di Karen spietati azzurri si chiudono rimangono chiusi le palpebre serrate matita violetta appena passata.

Gli occhi di Sandra aperti larghi azzurro chiaro molto bianco attorno pupilla dilatata pronti a recepire ogni minimo movimento.

La mano destra di George King che alza il coltello all'altezza delle spalle scintilli tutto attorno.

La mano di Sandra senza anelli scatta a proteggere il viso urla di terrore pianti.

Gli occhi di Sandra lucidi azzurro chiaro si chiudono in mille rughe contratte paurose tremori lacrime che scendono lungo il naso e le guance continua il grido.

Nero e rumore di un colpo secco che pentra la carne.

 

E così l'alleata dottoressa Karen King entra sgommando aizzando cani alzando terra e polvre nello slargo di Gasoline Heaven, un cartello blu cigola muovendosi avanti e indietro Diesel -10 cents. Ben Tooth fuori ad ubriacarsi in qualche stamberga rivestita in legno giù sulla statale, i ragazzi in garage a riprovare i loro pezzi rumorosi il suono si sente sin dentro la familiare, lei è lì per la Rossa, ne ha bisogno per Mad Harry.

- Così tuo padre è un dannato ubriacone nazista? E che ne è della figlia di Straccio McCoy, quella Jenny bionda, sì Jenny la Matta?

Un letto in una stanza buia che cigola a ritmo serrato scintillare di manette al chiar di luna e frasi dolce sussurrate sulle sue grandi labbra. Jenny si lamentava continuamente del caldo e della troppa foga del padre.

- Dodovresti coomprare unn ventilatore...

- Zitta lurida cagna non vedi che mi ti sto scopando? NOn voglio sentire parlare di ventilatori mentre ti fotto. (la schiaffeggia col manganello, Jenny si mette a piangere e farfuglia qualcosa a proposito del sudore e del fetore d'ascella)

- Non fare così piccola, cristo santo me lo farai ammosciare con le tue lacrimucce. Senti, domani passo da quella vecchia cagna di Kelly Lipstick e le chiedo quanto mi verrebbe a costare una pala. Eh? Che ne dici di una grossa pala da troncarti in culo, cristo santo!

Il saloon stile far west gira attorno a Ben Tooth camionisti messicani che battono i piedi poveri diavoli sputati lontano dai casino di Las Vegas, sogni infranti di dollari e piscine idromasaggio suite in stile Antico Egitto pay tv e servizio in camera.

- Il faarone desidera qualcos'altro? Magari un coccodrillo fritto menù del giorno davvero squi-si-to.

- Fammelo doppio bella, con tanto formaggio sopra. Uh, e una coca grande per favore.

Ora grida davanti a una birra sgasata per farsi sentire nel frastuono dei chicanos sovraeccitati dalla cantante in camicia a quadri e stivaloni in pelle di serpente, Ben lo ascolta tormentandosi i baffetti un sorrisino stampato sulla sua faccia da Fuhrer.

- Tutto a puttane per colpa di un dannato cavallo che non è entrato quando avrebbe dovuto. Diavolo, ho tuti i dannati ebrei di Vegas alle costole, un passaggio verso Los Angeles davvero non sarebbe male, intendo almeno uscire da questo dannato stato di aguzzini del cazzo...

- Proprio una bella giacca, sì credo di poterti dare uno strappo fino al confine. Naturalmente in cambio dovrai anche succhiarmi l'uccello...

- S'intende amico.

- E' facile aggiustarsi tra gentiluomini. Cosa non farei per salvare un buon americano da un branco di cani giudei! Cosa non farei epr una ciucciatina!

- Ehi, amico, te l'hanno mai detto che sei sputato a Hitler?

I gentiluomini si alzarono lentamente ed uscirono a raggiungere il pick up di Ben Tooth nel parcheggio, adesivi del partito sul lunotto luci al neon e zoccole da venti dollari che aspettano dentro alle macchine. Senza aprire bocca, il vecchio fece accomodare il suo giovane sfortunato ospite sul sedile e gli accarezzò morbido la nuca una leggera spinta in direzione del suo inguine e partì l'erezione. E' una cosa automatica, stupefacente. Mentre viene pensa ai corpi perfetti dei tre esseri che tiene in cantina. non potrebbe davvero fare altrimenti.

La dottoressa King irruppe a sorpresa nel bel mezzo delle prove del gruppo, hank Pope sul divanetto avvinghiato a due giovanissime prostitute portoricane seminude la donna tira dritto fredda e disinteressata alla scenetta nel garage cala il silenzio.

- Cazzo. Signora King, che piacere...(allontanando una tetta dalla bocca)

Nel '95 beccato a rubare eroina dalla farmacia della clinica scagionato dalla signora King in cambio uhm di un paio di ragazze poi scomparse in circostanze poco chiare, Hank in seguito evitò sempre di entrare nel discorso e di andare a servirsi nel negozio del marito, un brivido ogni volta che lo vedeva macellare buoi.

- Salve Hank. (senza guardarlo) Tim, ciao caro. (un bacio sulla fronte, Tim pietrificato fissa il vuoto dalle parti del divano)

- Devo portarvi via il vostro Jimi per qualche minuto ragazzi. Oh, lei è Sandra, vero?

Indicò una ragazza in reggiseno e mutandine bianche parzialmente macchiate di sangue completamente fatta d'erba.

- Ciao cara, spero che verrai a casa nostra una di queste sere...Jimi, vogliamo andare? ho fretta di uhrumph concludere...oh, porta la chitarra con te, per piacere. Beh, ciao Mickey, saluta tuo padre da parte mia. Ragazzi...solo pochi minuti. Buon uhm proseguimento.

Appena uscita la coppia alleata sandra scatta in piedi a rovistare per il garage spegne lo spinello co lo sputo mugugna "la mia gonna, merda avete visto la mia gonna?". Le due portoricane non parlano inglese, si spanciano dalle risate e Hank le guarda sorridente senza scoppiare, nuovamente rilassato e spavaldo prende l amano di una delle due e se la infila nelle mutande senza cambiare espressione.

-Merda, che casino. Mio padre lo verra a sapere...non possiamo più suonare qua, Tim? Eh Tim, che dici?

- Che dici, uomo, questo è un gran posto. Dove lo trovo un altro divano come questo, Mickey?

Sandra tossì a lungo catarrosa senza trovare la gonna quasi in lacrime domandò accovacciata

- Ehi, credi che le abbia fatto una buona impressione?

Rumorose risate portoricane.

Mickey tornò spettinato e sconvolto dopo quindici minuti buoni, graffi sul torace e un persistente indolenzimento del pene.

- Mi ha preso la chitarra. Ha detto che le serviva la chitarra.

- Merda, basta, il gruppo è sciolto. Tutti fuori, ragazzi.

- Cosa hai fatto con mia madre tutto questo tempo? Cosa avete fatto?

Tim corse fuori sconvolto, incrociò sua madre dietro la porta, rossetto slabbrato e mutande ancora calate.

- Beh, uomo, credo proprio che tu abbia uhm ragione. Ragazze, ora di andare. Vamonos!