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#7 Data Trash

IL SUONO

di S. Kinney

1. 

E’ iniziato proprio come inizia ogni cosa.
Volevo suonare uno strumento. Io non sono d'accordo a raccontare questa storia, raccontare una storia è una cosa divertente. Ma non è successo niente che valga la pena di raccontare, eppure lei vuole dire questa storia perché pensa che sia importante dirla. Importante per chi? Le ho chiesto proprio oggi. Ma forse la lascio fare. Una storia non può rivelare più di tanto. Penso almeno che non possa rivelare molto di me. Lei ha un quaderno in mano e sta scrivendo già adesso e mi guarda di sottecchi come se volesse dire guarda sto parlando proprio di me e di te. Questa è una cosa che mi fa ridere e non posso farci niente anche se so che si incazzerà.

Racconterà di me e dirà che sono pazzo.

Adesso sono triste. Perché dopo averle raccontate queste cose sembreranno meno vere sembreranno solo un racconto. Volevo suonare uno strumento e ho costruito scenari perché lei potesse raccontarli. Per vedere il colore della gioia, della malattia e del sonno. Si è appropriata della mia sensibilità e ci vagabonda dentro alla ricerca di un pezzo perduto di lei stessa, la sento che scava nella mia interiorità e ci si nutre e ci nutre l’escrescenza di me che si porta dentro. Il suo amante non è terreno, dice lei. Sei caduto in un sonno letargico e ti hanno strappato alla tua terra ad ovest, la terra dei non vivi e ti hanno mischiato a noi umani. Le fate scambiano i loro bambini con i bambini umani per attingere sangue fresco e rinvigorire una razza che si sta estinguendo. Questo dice, scriverà cose come queste.

Vuole sperimentare le mie emozioni.

Voglio dire che alcune cose sono inaccessibili.

Ricordati queste parole, sappi che alcune cose sono inaccessibili.

A me basta questo e mi sembra di capire che lei lo sa. Lei sa già questo genere di cose.

La sensibilità di un ragazzo ha davvero poco prezzo. Nessun prezzo la usano per imbrattare i muri. Raramente trovo qualcuno che se ne serva per qualcos’altro. Si usano tipi diversi di sensibilità per rivestirci oggetti diversi. Preziosi pezzi d’arredamento. Lei pensa che io sia importante probabile che appaia differente da quello che sono veramente ai suoi occhi. Può essere. Pensa davvero che sia importante. Le ho raccontato delle mie ossessioni: ho l’ossessione di non essere preso sul serio. Sono riuscito a dirglielo. Si possono dire tante cose che non hanno peso. Sono riuscito a dirle una cosa che ha peso. Mi è caduta dalle labbra e ha fatto un rumore sordo. Lei l’ha raccolta con le sue labbra, mi è sembrato un movimento molto sensuale. Ho sentito le sue labbra e la sua saliva sopra questa cosa mia che ha un peso. La mia sensibilità non ha peso è diventata senza peso, sottile trasparente e traslucida come la pelle di un girino. Ho immaginato che lei la inghiottisse, gliela ho vista scivolare in bocca poi non ho visto più niente. Ma ho provato un senso di tranquillità. E’ iniziato proprio come inizia ogni cosa.

Ha scritto il mio nome come lo scrivo io, abbiamo una calligrafia diversa, ma lei ha scritto il mio nome nello stesso modo in cui lo scrivo io, come se fosse la mia mano a scriverlo. Potrebbe falsificare la mia firma. Questa cosa le è riuscita solo con il mio nome e per caso, ha fatto gli stessi movimenti che faccio io. Ho notato questa cosa. Era come se la sua mano fosse mossa dalla mia testa in quel momento. Si è appropiata della mia volontà cinetica inconsapevolmente, distrattamente. Ero un po' colpito e mi sono sentito confuso.

 

 

2.

Durante i primi anni ottanta la ragazza si era limitata a sognare ad occhi aperti, era quando aveva tredici, quattordici anni, allora la ragazza e il ragazzo si conoscevano già - una vecchia conoscenza di sempre - ma erano dei veri estranei. Abitavano distanti.

Lei andò a cercalo per prima.

Lui alzò le spalle e si fece avanti, lei era ancora sulla soglia quando lo vide, era bellissimo e non poteva credere fosse così bello e le sembrava paradossale che uno come lui fosse così bello e diafano una bellezza angelica, aveva i capelli biondi, le pelle bianca, quasi trasparente, e occhi azzurri che scintillavano. Mosse qualche passo verso di lui. Ecco lui è il tipo alto, molto alto e magrissimo, il tipo con le ossa sottili e allungate, con le braccia che sembrano troppo lunghe, e le spalle curve e il collo lungo e le dita lunghe. E la pelle così pallida che ti fa effetto. Lui allunga la mano verso di lei, e al contatto con la sua mano bianca, dita lunghe, lei avverte una contrazione dentro di se.

La ragazza si presenta.

E vede una scena già conosciuta qualcosa che le appartiene:

(Assomiglia al ragazzo che Lisa frequentava.)

E’ un deley temporale.

Una forma aliena di tempo. Potrebbe essere che la loro vita non abbia affatto uno svolgimento logico da un prima a un dopo con tutta una serie di fatti in mezzo collegati per nessi causali. In realtà potrebbe essere che vivano sempre lo stesso momento, vivano in un loop temporale e ripetano sempre la stessa esperienza e ogni volta che finisce la vivano da capo. E così il tempo è un infinita campionatura di se stesso che si sovrappone.

Il ragazzo e la ragazza si conoscevano già ma erano stati dei veri estranei. Fino a quel momento.

 

(Eravamo in macchia in giro a bere birra, tutti bevevano, facevano girare la bottiglia e io ero sul sedile di dietro stretta contro il finestrino e mi prendevo regolarmente delle gomitate e avevo la nausea. Ad un certo punto la macchina si fermò in un posto fuori città, non sapevo dove ci trovavamo, vedevo una rete, un campo, degli alberi. Il ragazzo amico di Lisa era particolarmente di fuori, saltò giù dalla macchina e cominciò ad ulrare e a contorcersi. Poi prese in braccio Lisa, la sollevò da terra ed iniziò a scuoterla di qua e di là e Lisa non era leggerissima invece lui era magrissimo e pensammo tutti di vederli finire per terra. Un’altro ragazzo indicò un punto al disotto della rete che presentava un piccolo avvallamento e in quel punto la rete era sollevata e alcune maglie avevano ceduto come se già ci fosse passato qualcun’altro. Decidono che dobbiamo passare sotto la rete e Lisa mi tira per un braccio, strattonai nella speranza che lei lasciasse la presa ma lei non aveva nessuna intenzione di mollarmi e passai sotto la rete sentendo qualcosa di metallo graffiarmi le braccia e la schiena. Poi mi venne voglia di piangere. Lisa mi guardò seccata, aveva sei anni meno di me ma a confronto di lei sembravo io una ragazzina. Poi ebbe d’improvviso un espressione strana, peggiore del solito, come se la vedessi per la prima volta. La buca divenne enorme ed io ci cascai dentro. Una delle faccie si ingrandì e mi venne incontro sempre più vicina. Avevo l’immpressione che gli altri si muovessero velocemente a scatti, ogni movimento si moltiplicò, si lasciò dietro una scia di fotogrammi trasparenti. Il sole era abbagliante e io pensai di venirci catapultata dentro. Ma questo non successe. Il sole si allontanò da me.)

 

 

...la punta di diamante del koO koO nesT sono però le dissonanze ...

che hanno fatto della provocazione il loro vessillo, eclettici

...di un rumorismo

(nell’ambito)

base iterativa di chitarre.

narcotiche

 

 

un amico della ragazza, uno che aveva un nome russo qualcosa come Yuri ma forse non era Yuri, aveva detto un mucchio di cose sul ragazzo prima che lei partisse, aveva detto che faceva rumore, che faceva tante cose ma era come se non le facesse, gliele vedevi fare ma non era che la sua vita fosse farle e tu venivi a sapere che le aveva fatte e basta. E’ un paranoico, aveva detto, lui vive nella sua dimensione e basta e se ne frega dei biglietti di invito che può spedirgli la società, non per qualche forma di purezza, non è una questione morale, è che non sopporta che qualcuno gli dica cosa fare e le uniche regole se le detta da solo. Lo conoscono tutti, e tutti sanno chi è, cosa fa, o cosa ha fatto e lui se ne frega, adesso lo conoscono anche fuori dal giro, ma lui continua a fregarsene perché dice di non dover dimostrare niente a nessuno... il punto è che non sono certo i tipi che fanno del presenzialismo o si preoccupano dell’immagine, non li vedi alle feste, lui non si fa fotografare, non fa interviste manco per le fanzine underground, è quasi invisibile, l’unica cosa che gli interessa è suonare.

Deve essere proprio vero perché se avesse voluto puntare sull’immagine di sicuro non gli mancava la bellezza fisica, è per questo che uno così non ti aspetti sia talmente bello, uno che non si fa fotografare quasi mai e che non si preoccupa di vestirsi male o di vestirsi bene si veste e basta, anonimo, dico, uno che potrebbe diventare un fighetto plastificato davanti alla cui foto le teen-ager si masturbano. Uno che non gliene importa niente di come è, per lui la bellezza non ha significato. E’ troppo bello per se stesso. Ama la sapazzatura. Troppo bello per amare il brutto, però, questo ti viene da pensare.

Suona per se stesso.

Suona come ha sempre suonato. Suona così perché ha sempre suonato così, e avrebbe comunque suonato così, ma io come lui non devo dimostrare niente a nessuno. E tutti hanno le radici in un posto.

Ma anche questo non significa niente, perché resterà anonimo, e continuerà a suonare per se stesso. Di carattere somiglia solo a se stesso e non potrebbe somigliare a nessun altro e nessuno potrebbe somigliare a lui.

Lui viene da questo tipo di cultura anni ottanta, che era la cultura underground degli anni ottanta. Disse l’amico della ragazza.

Le ragazza veniva da tutta altre cose. Tipi di esperienze più arcaiche.

 

 

3.

La ragazza notò che il ragazzo stava passando in rassegna i suoi anelli, lei aveva un anello ad ogni dito, grossi anelli con pesanti pietre dure.

- Io non mi occupo di niente - disse lei. Dopo che si erano presentati. - Posso leggerti qualcosa che ho scritto? - Gli chiese.

(Assomiglia ad un ragazzo che Lisa conosceva ma non si ricorda di me.

Forse mi sbaglio.)

 

 

4.

Il ragazzo

più tardi, molti mesi più tardi sarebbe stato muto e l’avrebbe cercata.

Dopo il primo incontro per un po' lei aveva vissuto dentro di lui.

Aveva vissuto dentro la baracca delle lamiere metalliche che erano il suo corpo. Che lui aveva scelto essere il suo corpo.

Aveva questa montagna di lamiere per farne un corpo e per farne musica e le due cose si confondevano.

Volevo suonare uno strumento ma non sapevo suonare nessuno strumento così suonai quello che era capitato.

La ragazza si era trascinata dietro a lui era stata parte del mobilio, aveva aspettato che arrivasse ad occhi chiusi. In realtà non esisteva mobilio, non c’era quasi niente nella casa - lei era stata parte del registratore tascam a bobine, parte delle bobine, parte dell’amplificatore e delle valvole nell’amplificatore, era stata parte della custodia della strato sgrafficchiata, dei cavi, parte del distorsore, parte del cellofan che ricopriva gli oggetti.

Mi hanno detto tu suoni così questa roba cacofonica perché non sai suonare, non sei un chitarrista. Gli ho detto è vero e mi sono scusato.

In quei giorni aspettava che lui arrivasse senza fare niente e il frastuono era talmente alto che non distingueva più l’udito dalla vista, l’udito dal tatto, il frastuono si spingeva dentro la sua carne e lei era parte del frastuono. Le sue ossa erano parte del frastuono e tutto urlava di lei urlava la sua scatola toracica i suoi tendini la carne e tutto il resto. Era stata lì per questo fatto delle urla perché il frastuono la scuoteva dall’esterno e lei poteva restare immobile.

 

 

5.

Il ragazzo ha smesso di lavorare al negozio di animali domestici. Il koo koo nest è parte del poon village, è bene che si sappia che al poon village accade di tutto, mostre, incontri, proiezioni. La cucina del poon è ottima e si spende poco. Ci sono anche serate di poesia. Portate i sacchi a pelo. Il ragazzo ha trovato un nuovo lavoro in un magazzino. Restate sintonizzati sulle frequenze di radio Crash, 96.8. Un amico del ragazzo aveva abitato al poon ma poi se ne era andato a stare in un posto che assomigliava ad una casa. Disse che mancavano i vetri nel soggiorno ma c’era tempo di metterli prima che arrivasse l’inverno. Questo è quello che puoi fare quando vivi in Italia e hai trenta gradi centigradi a maggio.

...mostra di non avere molti rivali nell’occuparsi a mente aperta di diffusione su nastri magnetici di brani letterari, cortometraggi. Teatro di strada

e Concerti nello spazio: il koO koO nesT

 

 

Il ragazzo l’aveva portata nell’ appartamento dove viveva, lei dormiva in un materasso per terra mentre lui scriveva, disegnava, si faceva d’ozio, andava a comprare la pizza che era l’unica cosa che mangiavano. Gli amici del ragazzo venivano e andavano, qualcuno ci provava con lei, qualcuno lei lo lasciava fare. La ragazza aveva paura del modo in cui lui sorrideva e cuoceva le uova. Qualche volta mangiavano anche le uova. Aveva paura del modo in cui lui cantava e del suono in cui lei si confondeva. Non usciva dal suono per giorni interi, come fosse costretta a girare all’interno di una bobina che non si fermava mai, perché quello che succedeva fuori non la interessava più, solo il suono che stava dentro il suo spazio biochimico, quel suono la riportava indietro di migliardi di anni ad un esistenza in cui era stata suono, era il tempo in cui esisteva solo il suono, vortici, tintinnii, autostrade di lamiere, rombi, soffi, battiti, le voci delle cose prima che prendessero forma, le voci della materia prima che diventasse materia, di anime che non avevano corpo, di entità che non avevano anime, cigolii di varchi che si aprivano. Il suono. Il suono biochimico, quello che c’è quando tutto il resto è stato sollevato. Così era collegata a lui alla sua percezione del suono.

 

 

 

6.

Il tempo passa veloce e non cambia proprio niente non c’è differenza temporale tra la mattina di quel tale, quello che aveva abitato al poon, sdraiato davanti all’acquaio ...Mi è caduto un tocchetto di fumo ed è finito sotto l’acquaio e non riesco a prenderlo. Dice. La ragazza non aveva voglia di infilare il suo ‘braccino’ sotto l’acquaio era probabile che ci fossero anche gli scarafaggi là sotto insieme a residui di cibo ammuffito. Si immaginava gli scarafaggi mangiarsi il fumo e poi andare fuori per davvero.. non c’è differenza temporale... L’amico con il nome russo che aveva parlato a lungo del ragazzo.. l’indirizzo del ragazzo scarabocchiato su un biglietto delle ferrovie dello stato.. Il ragazzo che adesso sta cercando la ragazza.. Hashish ritrovato sotto l’acquaio da inquilini del futuro in stato di decomposizione invaso di briciole di zucchero e schiere di formiche. Le cose si rimescolano. Non c’è nessuna differenza in realtà non è cambiato niente nella vita di nessuno. Scegliamo un momento a caso. Così come si ripetono gli acquazzoni. Ti svegli in un letto e senti l’odore di un uomo. Senti quello che resta dello sperma rappreso sul lenzuolo. Senti che lui è uscito presto perché non aveva voglia di parlarti. Le formiche che si sono sballate zizagano sul pavimento.

Forse ti sbagli.

- Se comunque vuoi tornare puoi farlo tranquillamente. - Disse il ragazzo, una volta. - Sei carina. Dimostri di non sapere un accidente di queste cose. Comunque se vuoi posso leggere la tua poesia. -

Forse non ti sbagli.

 

 

7.

Ti svegli una mattina.

Alle tue spalle si trovano migliaia di mattine identiche. Migliaia di mattine identiche e stai per compiere ventinove anni. Non hai la più pallida idea di cosa farai domani o oggi. Non hai una ragione per alzarti. Senti l’odore di qualcuno nel letto. E’ una giornata supinamente identica a tutte le altre e non prospetta niente di buono. Se tu avessi una qualsiasi ragione per alzarti valuteresti che in fin dei conti non è una ragione sufficiente. In ventinove anni sospetti di non aver fatto niente. Il mondo ti appare come una macchia sfocata e tu sei la parte più sfocata della macchia. Non sai quali sono le cose importanti per te. Non puoi fare una lista delle cose che vuoi e delle cose che non vuoi, i due lati della lista fluirebbero l’uno nell’altro per osmosi.

Nessuno può comunicare la tua identità. In realtà è come se tu vivessi sempre lo stesso

identico giorno all’infinito. Stai scoprendo che di questo non te ne frega niente. Non c’è un prima e un dopo. Potrebbe essere che la nostra vita non abbia affatto uno svolgimento logico da un prima a un dopo con tutta una serie di fatti in mezzo collegati per nessi causali. In realtà viviamo sempre lo stesso momento, vivamo in un loop temporale e ripetiamo sempre la stessa esperienza e ogni volta che finisce la viviamo da capo. E così il tempo è un infinita campionatura di se stesso che si sovrappone. Lui suona per se stesso. Lui somiglia solo a se stesso, non potrebbe somigliare che a se stesso e nessuno potrebbe somigliare a lui. Adesso pensi anche io vivo per me stessa, somiglio solo a me stessa. Lui vive nella sua dimensione e basta e se ne frega dei biglietti di invito che la società può mandargli, dice il tuo amico con il nome russo. Adesso pensi alla differenza. La differenza è che tu non hai una tua dimensione.

 

 

8.

La ragazza si era svegliata una mattina capendo che era mattina tardi per via del silenzio della casa e del brusio della strada, c’era l’odore di lui ma non c’era lui. Era uscita dal groviglio di lenzuola e altro ed entrata nel cucinotto e aveva visto questo amico del ragazzo, questo amico che aveva vissuto per un po’ al poon, sdraiato sul pavimento che stava imprecando in tre dialetti differenti.

- Dov’è? -

- Non lo vedi che sono occupato? Perché non dai una mano tu che sei così magra? Infila il tuo piccolo braccino là sotto e poi ci facciamo insieme una canna. -

- Non esiste proprio. Anche gli scarafaggi hanno diritto a stonarsi. Dov’è?

- E’ andato a lavoro che era già tardi - il tizio del poon sempre dalla sua posizione al livello del suolo, mentre annaspava con la mano fin dove poteva arrivare sotto il mobile in autentico compensato e formica gialla - ...ah... giusto, Bruno ha detto che questa è casa sua e se vuoi vivere qui devi contribuire alle spese e se tu e quell’altro dovete scopare vorrebbe che evitaste di farlo nel suo letto. Lo sai che sei proprio stronza? Cos’è ‘sta cazzata che gli scarafaggi hanno diritto a stonarsi? -

Lei non lo sapeva cosa voleva fare. E comunque non avrebbe avuto i soldi per contribuire alle spese.

- Mi fa schifo infilare il braccio lì sotto. Non ci riesco. Prova con il manico della scopa. Io il braccio non ce lo metto. -

Lei il braccio non ce lo mette. La ragazza il braccio non ce lo mette. Hashish mangiato da scarafaggi, Saranno felici i formicai del palazzo, molto felici. Non aveva i soldi per restare. Il ragazzo non avrebbe fatto niente per farla rimanere. Alla fine il tizio recuperò il tocco. Niente più formiche felici.

 

 

9.

Più tardi molti mesi più tardi, la ragazza non avrebbe più fatto parte delle cose del ragazzo, lui non avrebbe trovato più la carne , il ventre, si sarebbe accorto che erano rimasti solo nastri magnetici e cacciaviti. Per lei fu facile andarsene di lì, fu un momento in cui mancava il rumore, così potè attraversare la stanza fino alla porta e uscire. Nessuna parte del suo corpo stava urlando. Fu facile allora muoversi come se non fosse stata più parte delle cose del frastuono ma qualcosa di distinto rispetto al resto.

 

(Lui sta aspettando me da qualche altra parte. E’ crollato sul divano e gli occhi sono fumo confusi senza suono. Occhi incapaci di suonare un nota. Scivola un po' più giù nel divano tiepido e sgradevole come una brodaglia, ha i vestiti addosso ma non ha le scarpe ed è senza suono in tutto il corpo che pare di qualche sostanza come il plexiglass una sostanza infrangibile elastica e trasparente collaudata in laboratorio. Sta pensando a me. Cioè. Non sta pensando affatto ma una parte di lui in qualche modo mi ha raggiunto. Perciò adesso io ho dentro di me tutta la sua tristezza, io sento dentro di me tutta la sua tristezza. Ho deciso di fare a pezzi e non spedire le lettere che ho scritto per le case editrici che non avrebbero pubblicato le mie poesie. Lui ha deciso di fare a pezzi una porzione di tempo qualsiasi e io c’ero dentro proprio un pezzo di tempo al quale sentivo di appartenere e mi strappa via un po' di pelle.)

 

 

10.

Quando il telefono suona, verso la mezza mattinata, in una stanza ingombra di relitti sonori ed apparecchiature elettriche vecchie di trent’anni il ragazzo sta cercando di verificare se il suo corpo sia plexiglass. Lei ha trovato il coraggio di telefonargli perché sa che la sta cercando. Al ragazzo manca il suo ventre. Lei non vive più dentro di lui e questo fatto lo fa sentire vuoto. Lei era come parte della sua carne era un prolungamento di lui stesso. La voce della ragazza arriva all’orecchio di lui. L’aveva cercata da per tutto. Conosceva tutti i letti in cui lei aveva dormito.

Aveva sperato di trovarla tra i nastri, aveva srotolato tutti i nastri magnetici dalle loro bobine finché non era rimasto impigliato in una matassa grigio argento che gli serrava le caviglie. Un groviglio luccicante al ferro e al cromo disteso sul pavimento, la strage di ore di incisione decomposta sul pavimento.

Il tessuto magnetico che aveva creato sembrava uno spazio in cui potevano trovarsi e sentirsi, starci anche se erano distanti. La ragazza ha vissuto in quel tessuto magnetico.

La voce di lui risuona nella testa di lei. Lo vede raccogliere pezzetti di suono dietro la luce spenta. Il suono si sfalda attraverso la rete magnetica che li tiene uniti. Lui vede lei chiusa nella stanza del sottosuolo dove arriva il respiro gravido della terra e intesse incantesimi.

La ragazza non invecchia, appertiene ad una specie aliena, questo significa non invecchiare per un bel pezzo, appartiene ad una specie aliena, non ha anima umana, vive dove gli altri depositano le voci. La ragazza sospetta che anche il ragazzo appartenga ad una specie aliena perché non invecchia nemmeno lui, perché raccoglieva i rurmori e aveva inventato un suono all’interno del quale lei aveva potuto vivere.

Ciascuno è nella mente dell’altro, ora.

 

(Adesso siamo distanti e lo sogno. Sono nei suoi sogni e lui è nei miei. Ero rimasta impigliata nel sogno di lui e lui era diventato qualcos’altro e estraneo anche. Sono stata tra le sue braccia in molte braccia di uomini diversi, sempre lui. Da quando era il ragazzo di Lisa o forse somiglia soltanto al ragazzo di Lisa. Lui non ricorda. Sono sola. Continuo a cambiare genere di vita. Le persone che apparentemente sembrano avere qualcosa da dirmi... poi si scopre che non c’è assolutamente nulla da dire invece tranne la noia ma nessuno parla della noia e tutti fingono di avere qualche interesse. Dopo un po' gli interessi si sgonfiano e le persone appaiono senza motivazione, gli amici appaiono senza motivazione, gli incontri. Sono molto sola e molto annoiata. L’odore del sesso copre il silenzio. Odore di secrezioni corporee, sperma. Adesso è lui che mi sta cercando.)

 

L’amore è rimasto nella terra dei sogni mentre il ragazzo e la ragazza se ne erano andati dalla terra dei sogni, è restata solo la freddezza e il rimpianto e il suono attraverso cui camminavano.

Per ore non riescono ad incontrarsi neppure nei sogni e lei aspetta di vederlo comparirire.. sbucare fuori da qualche furgone diretto a un concerto.

Avvertire il suono prima del suo arrivo farsi strada nel silenzio.

Sentire un vuoto che si tende prima di vibrare annunciarlo.

Hai paura di restare sola e pensi che non potrà finire. Immagini della tua vita che non ti piacciono. Va tutto bene. Dentro il mio cuore voglio vederti respirare come prima, ti sto cercando. Potrebbe essere così chiaro e diventare tutto vero, stare insieme. Tornando dalla terra dei sogni vedo come eri prima, sognando ti sto cercando. E’ tempo di guardare il fuoco bruciare, le parole sono state già dette.

Ciascuno è nella mente dell’altro.

La ragazza è convinta che semplicemente nessuno l’ama, e su questo ha ragione, neanche lui infondo l’amava anche se era andato a cercarla. Non poteva esser amata. Non c’era un motivo, non c’era una ragione. Non poteva essere amata, non aveva voce, non aveva presenza, non era conoscibile. Era inerte.

Motivo per cui anche il ragazzo infondo la disprezza ora, come lei disprezza se stessa.

 

 

11.

Nastri a rovescio. La voce della ragazza distorta su un nastro magnetico. Echi, la voce di lei da un canale all’altro nella cassetta. Framing. Le parole scomposte tra un canale all’altro Vortici. Di musica. Di parole. E vortici e musica.

La ragazza toglie la cassetta dalla piastra. Strappa via il nastro dalle bobine. Adesso la voce della ragazza, le parole sul nastro, non esistono più.

Erano stati felici davvero. Senza amore. Non ce ne era bisogno. Nessuno vuole morire ucciso dall’amore. L’amore è una membrana che impedisce di respirare e muoversi. La ragazza non voleva più sentire parlare dell’amore.

 

 

12.

- Io non mi occupo di niente - disse lei. Dopo che si erano presentati. - Posso leggerti qualcosa che ho scritto? Gli chiese.

- Sei venuta per questo? - Domandò lui, ancora più freddo e distante e bianco come un fantasma a cui non importava niente di quello di cui stavano parlando e tanto meno di quello che lei aveva scritto. Ma non aveva neanche voglia di mandarla via.

 

...E’ iniziato proprio come inizia ogni cosa.

Volevo suonare uno strumento. Io non sono d'accordo a raccontare questa storia, raccontare una storia è una cosa divertente. Ma non è successo niente che valga la pena di raccontare, eppure lei vuole dire questa storia perché pensa che sia importante dirla. Importante per chi? Le ho chiesto proprio oggi. Ma forse la lascio fare, una storia non può rivelare più di tanto.